Ciò che sto per narrarvi, è un paragrafo che nei libri di storia non troverete…
Ma la voglia di raccontare è tale, da far sì che questo avvenga.
Sarà una storia di paesi e leggende.. di tradizioni e cultura popolana.. di Amicizia e Speranza, vissuta grazie a personaggi realmente esistiti che, sfidando i draghi della banalità e mediocrità, decisero di tracciare…grazie all’ausilio di Amici senza tempo e spazio, e alla loro voglia di raccontarsi, la loro Strada.
Era l’anno di grazia 2000….
Il mondo, come ora lo conosciamo, era ben lontano, e tanti piccoli paeselli di provincia si affacciavano sul mare burrascoso della modernità e della standardizzazione…
Tra questi, incastonato tra verdi colline, sorgeva il “feudo” di Caidate.
Un paese piccolo, come erano soliti essere a quel tempo i paeselli di provincia, confinante con altri 4, sotto il potere indiscusso di Sumirago.
Proprio in questo feudo, abitavano alcuni dei personaggi di cui, con il vostro permesso, vi voglio raccontare.
Il primo che incontreremo lungo il nostro cammino era un uomo dalla stazza “importante”, soprannominato, per ricordi passati, “il barone”, e conosciuto nei libri delle nascite con il nome di Walter.
Commerciante e venditore di carrozze per signorotti benestanti, il barone, sin dalla giovane età, coltiva nel proprio orticello di conoscenza la passione delle tradizioni e delle leggende che i genitori, i nonni e tutti i suoi avi, erano soliti dipingere di generazione in generazione…
In particolare in lui vi era il desiderio di approfondire tutti gli aspetti della propria lingua.. il che lo portò, con il passare del tempo, ad arricchire, sempre più, la propria biblioteca di volumi inerenti a ciò che il passato aveva cercato di tramandare e insegnare.
Anche la Musica, era una sua passione.. ma a differenza di tanta gente, sempre più intenta a lasciare il proprio feudo per trasferirsi nella vicina città di Varese, era quella musica che cantava di gesta passate…dal profumo e dai colori che il tempo, e soprattutto l’ignoranza, cercavano di sbiadire e spazzare via.
Un giorno, decise di unire queste due passioni e provare a riproporre alla gente, quelle ballate.. filastrocche, storielle che tanto avevano affascinato la sua curiosità.
Leggende e canzoni che tante volte giungevano dal lontano feudo di Milano…che alcune osterie tentavano di mantenere vive.
La sua passione per la musica non era, diciamo pratica, ma più interpretativa.
Quindi per attuare il suo sogno aveva bisogno di un compagno di viaggio…che oltre a condividere le stesse passioni, avesse in se il talento di…fare Musica.
E così, come solitamente accade quando un sogno è davvero forte e sentito, ecco giungere al suo cospetto il Destino, che, con il suo fare pomposo, un giorno fece bussare alla porta del Barone un amico d’infanzia, con in mano il suo arco a forma di chitarra e frecce intinte di note.
Il suo nome era Fabrizio, ma nel paesello di provincia era conosciuto come “il Bicio”.
Lavorava in una bottega di stregoni, dove, attraverso macchine diaboliche e complicate, cercava di far parlare persone lontane, come se fossero l’uno avanti l’altro. (non dimenticate che un tempo vi era usanza di ricorre alla stregoneria per rafforzare progetti…che non aveva altro modo di esistere se non nella fantasia della gente).
Con sè portava il peso di un cognome importante per l’epoca, in quanto, si narrava che gli avi degli avi degli avi dei suoi, erano “niente popò di meno che” i signori Visconti.
L’amicizia, che già teneva saldamente uniti i due giovani, era tale da permettere che quello che inizialmente era un sogno potesse prendere sembianza più concrete…
E’ proprio in quell’anno di transizione e di sventura (a nome dei tanti maghi e profeti da quattro soldi che abitavano il territorio) che i due amici fondarono I Maltrainsema.
Ora, per far si che il gruppo potesse cominciare a strimpellare ballate dal sapore antico, serviva uno strumento che riecheggiasse nell’aria e nella memoria della gente il passato…
Una sorta di strumento magico che stregasse con il suo suono le menti e i cuori della gente.
Ed è proprio qui che fa ingresso sulla nostra scena, il pescatore Nicola, detto “Cocò”, trasferitosi nel ridente paesello da un piccolo, piccolissimo feudo lontano tanti anni prima…con la propria famiglia, i propri sogni e una fisarmonica…
Anche qui l’Amicizia fece da collante…e la sua bravura nel tinteggiare le tele della musica con il suo strumento fece il resto.
I Maltrainsema era pronti.
E così, un giorno, armati dei proprio sogni e propri strumenti.. decisero di intraprendere il loro viaggio.
Caidate, si affacciava all’epoca su un vasto mare.. ove storie e leggende terribili ne facevano da cornice.
Ma ciò non fermò i 3 baldi giovani..
E così, saliti sulla propria bagnarola, ormeggiata al Porto, decisero di cominciare a far sentire la proprio voce, nei piccoli paesi che si affacciavano sulla costa…
In breve tempo… il sopraggiungere della barca dei Maltrainsema divenne segno di gioia e di ricordi tra la gente dei vari paesi..
Sempre più persone, bambini, famiglie attendevano l’ormeggio della loro bagnarola… per ascoltare le canzoni che ormai nessuno faceva più.. le storie che ormai aveva perso la strada della memoria…i colori che anche i vecchi centenari dei paesi vicini, nonostante cataratta e cecità, volevano rivedere e rivivere attraverso le loro canzoni e le loro musiche…
E così, come è solito succedere nelle più famose storie, il tutto sembrava procedere a gonfie vele…
La bagnarola ben presto divenne Barca…e le bettole, divennero prima piazze, poi feste di paese, poi ancora teatri…
La gente voleva rivivere il proprio passato attraverso le canzoni che loro stessi avevano cantato, in giovinezza!
Anche il mare sembrava essere dalla loro parte, e mai vi fu tempesta o burrasca ad impedire il loro navigare.
I giorni, le settimane, le stagioni passavano e i Maltrainsema continuavano a far conoscere il proprio nome nei paesi e nelle città.
Un giorno, lungo il loro cammino, grazie ad una fatina dagli occhi colore del mare, e con una luna tatuata sulla mano, incontrarono un giovane, proveniente dal feudo di Castronno… al di sotto della roccaforte di Caidate… che, dopo aver vagabondato per anni in solitudine lungo i sentieri della musica, covava in se il desiderio di condividere con qualcuno il proprio interesse per quella lingua che il nonno gli aveva insegnato, giorno dopo giorno.
Ed è così che Marco, detto “Rampo”,(anch’esso stregone dei numeri dentro scatole di latta) entra nel castello di sogni dei Maltrainsema, aggregandosi a quella compagnia di menestrelli, giullari, per certi versi poeti, che il tempo stava plasmando.
Con se portava la propria chitarra, qualche sorriso e una sacca con tanti appunti di viaggio scritti con penna d’oca, attingendo dal calamaio della proprio vita.
L’idea che propose, da li a poco, di provare a raccontare nella loro lingua anche qualche storia propria, vissuta direttamente venne accolta con grande entusiasmo da subito..
E così, da quel giorno, il gruppo dei Maltrainsema decise di intraprendere una nuova strada, che però procedesse parallelamente in alcuni punti a quella iniziale, in altri si incrociasse, in altri ancora si allontanasse un pochino, ma senza mai abbandonare l’idea iniziale.
In breve tempo il numero di filastrocche che composero divenne “importante”, e così cominciarono a farsi conoscere, vestendo questi nuovi panni, in quelle stesse strade, bettole, osterie fumose che già un tempo si erano dimostrate così magnanime di complimenti e consensi.
I Maltrainsema, decisero allora di chiudersi nella propria bottega e di coniare un nuovo nome, che però non facesse mai dimenticare la propria origine…e così da Maltrainsema, nacquero, i Maltra B-Folk.
Un termine che in se racchiudesse il proprio legame con il gruppo “giullaresco”, con cui continuarono a muoversi, e un’altro temine che sottolineasse questo nuovo genere musicale che si apprestavano a vivere…e che in qualche modo sottolineasse la loro indole di bifolchi.
Sempre nello stesso feudo ove abitava Marco, viveva un suo vecchio amico, con cui già in passato aveva condiviso una piccola strada musicale…
Il paese lo conosceva come Tommaso, ma per i più era il “Tommy”.
Aveva studiato nella città di Milano, e si occupava di curare i malati mentali dei vari paeselli limitrofi…
Ma in lui vi era un’indole che non poteva passare inosservata ai B-Folk…
Un’indole musicale che, anche se in modo diverso, richiamava quelle idee comuni che si erano solidificate nel cemento dei Maltra.
Inoltre le sue conoscenze musicali era ben diverse da quelle del gruppo..
Ascoltava musica proveniente da lontano, da posti che per alcuni non esistevano nemmeno….diversa sotto tanti aspetti dalle musiche a cui erano abituati in quell’epoca.. e questo non poteva essere che un ottimo punto di partenza.
Come una montagna con due pendici che portano comunque alla stessa vetta, ma attraverso strade diverse.
E così anche Tommy, decise di salire su quella barca.. che ormai diveniva stretta per così tante persone.. ma aveva in se sempre quell’accoglienza, su cui tutti i componenti del gruppo aveva fatto affidamento.
Il tutto procedeva alla grande…
Nuove canzoni crescevano nel giardino privato dei Maltra B-folk..a tante gente accorreva per vedere quelle “piante”, così diverse da quelle che ormai affollavano i giardini e gli orti delle case…in quell’epoca.
Ora, per far si che i Maltra avessero davvero un’impronta folk.. serviva un personaggio che sapesse mettere in ritmo le loro liriche…
E anche qui il Destino decise di venire incontro al gruppo.. e un giorno portò in un paesino vicino a Caidate, dalla lontana città di Fiorenzuola, un giovane studioso di scienze occulte…(diceva di essere in grado di controllare il fuoco, l’energia.. e di portare il sole nelle stanze buie…)
Il suo nome era Andrea…ma visto che ormai all’interno del gruppo tutti avevano un soprannome, “Il Basista” divenne il suo.
Ora finalmente il gruppo dei Maltra B-folk era pronto per far sentire a tutto tondo le proprie storie.. i propri spazi.. colori .. immagini alla gente.
Cominciarono ad allontanarsi dalle rive vicine che si specchiavano sul mare..per percorre e scoprire nuovi paesi e nuove culture…
E si resero ben presto conto che, appena usciti da quel piccolo golfo incantato, che per tanto tempo li aveva spalleggiati con la navigazione, vi era un oceano impetuoso.. burrascoso…con tante, tante barche immense…
Navi a 6 alberi, che si gonfiava con un vento a singhiozzi…
Navi con a bordo ciurme di pirati.. e di bucanieri.. pronti a fare razzie nei vari paesi per il gusto di arricchirsi.. e incutere timore…
La loro piccola imbarcazione non era tale da poter sopportare le forze che governavano quell’oceano, e soprattutto, non era in grado di gestire dei venti così forti, che in breve tempo avrebbero lacerato le loro piccole vele..
Ma un giorno, in un porto in cui si erano rifugiati per fare rifornimento e sistemare la propria barca, i Maltra incontrano un personaggio che quel mare, quei venti, li conosceva da parecchio tempo..
Il suo nome era Sergio, Sergio Borsato, che, al seguito della sua Ciurma di marinai provetti, decise di dare aiuto ai Maltra…cercando di insegnare loro alcune piccole regole e leggi che dominavano quell’oceano di fuoco…
Il capitano Sergio con la sua Ciurma, da subito credettero nei Maltra, e nonostante la loro imbarcazione fosse ormai alla mercè del vento burrascoso dell’oceano, decisero di aiutarli a sistemarla e a renderla più forte e sicura…
Narrarono molte leggende sul quell’oceano
Leggende che i piccoli marinai avevano sentito soltanto attraverso le parole di qualche balordo o di qualche matto….
Raccontarono di come tanti marinai si fossero sperduti in quelle acque agitate.. e di come tante Sirene avessero divorato sprovveduti musicanti, che decisero di intraprendere quel viaggio con troppa arroganza…
La barca venne riparata, e i consigli vennero racchiusi in un forziere prezioso che i Maltra custodiscono ancora gelosamente all’interno delle loro coscienze…
Quello che era stato un ‘ incontro strano e inaspettato.. divenne Amicizia…vera.. e quelli che erano consigli di sopravvivenza.. portarono la barca dei Maltra, affiancata dall’occhio vigile di capitan Sergio e della sua Ciurma, verso nuovi porti….
La tenacia.. la speranza...la fortuna, e perché no il Destino, e tanta, tanta voglia di crescere…un giorno, forse, porteranno quella barca piccola, ma ormai fatta di legno buono e robusto, in tanti altri porti, in tante altre piazze e mondi…che aspettano solo di essere scoperti e vissuti…
Lo stregone dei Numeri Marco